Tensioni nel Mar Rosso: noli delle petroliere in rialzo del 60% e rotte stravolte
Le tensioni nel Mar Rosso fanno salire del 60% i noli delle petroliere, costringono a deviazioni via Capo di Buona Speranza e mettono sotto pressione Eni e le raffinerie italiane.
Le tensioni nel Mar Rosso, alimentate dagli attacchi degli Houthi yemeniti contro il traffico mercantile internazionale, hanno generato un balzo del 60% nei noli delle petroliere sulle principali rotte tra Golfo Persico ed Europa. I dati di Baltic Exchange mostrano che la tariffa Worldscale TD3C (rotta Medio Oriente-Cina, riferimento globale) e salita a 92 punti, mentre la rotta TD20 (Africa occidentale-Europa) ha raggiunto i 168 punti, livelli che non si vedevano dal 2008.
L'impatto sul costo del trasporto e tangibile: per una VLCC da 2 milioni di barili che percorre la rotta dal Golfo Persico al Mediterraneo, il costo aggiuntivo per la deviazione via Capo di Buona Speranza ammonta a circa 1,8 milioni di dollari per viaggio, pari a 0,90 dollari al barile. La rotta si allunga di circa 6.000 miglia nautiche e 14 giorni di navigazione, riducendo la disponibilita effettiva di tonnellaggio sul mercato del 7-9%.
Per l'Italia, fortemente dipendente dalle importazioni via mare di greggio e GNL, le conseguenze sono significative. Eni ha confermato che il 38% del proprio greggio in arrivo dal Medio Oriente (in particolare dall'Iraq e dagli Emirati Arabi Uniti) viene oggi instradato via Capo di Buona Speranza, con un sovraccosto stimato in 215 milioni di euro su base annua a livello di gruppo. Anche Saras a Sarroch e l'API a Falconara hanno aumentato la quota di greggi atlantici (WTI, Forties, Ekofisk) per ridurre l'esposizione al rischio Mar Rosso.
Il traffico nel canale di Suez, gestito dall'autorita egiziana SCA, e calato di oltre il 55% rispetto ai livelli pre-crisi: nei primi cinque mesi del 2026 sono transitate 14.300 navi contro le 31.500 del 2023. Il danno per le casse del Cairo e enorme, con perdite di entrate stimate in 8 miliardi di dollari annui. Per i porti italiani del Mediterraneo orientale, in particolare Trieste e Augusta, si registrano contrazioni di traffico container e merci varie, sebbene il petrolio greggio mantenga volumi sostanzialmente stabili grazie a riposizionamenti logistici.
Le compagnie di shipping italiane, dalla d'Amico International Shipping alla Premuda, hanno beneficiato dell'impennata dei noli: d'Amico ha riportato un EBITDA del primo trimestre 2026 di 92 milioni di dollari, in crescita del 41% anno su anno. Anche Fratelli Cosulich e Augustea Atlantica registrano risultati record nel segmento product tanker, dove i noli MR (Medium Range) hanno toccato i 48.000 dollari al giorno.
Sul fronte assicurativo, i Lloyd's di Londra hanno classificato il Mar Rosso come "zona di rischio elevato" e le polizze war risk sono salite allo 0,75% del valore della nave per singolo transito, contro lo 0,07% del periodo pre-crisi. La Marina Militare italiana, attraverso la fregata Caio Duilio nell'ambito dell'operazione europea Aspides, continua a scortare i convogli mercantili italiani nel Golfo di Aden, ma la situazione resta volatile e una soluzione politica appare ancora lontana, con conseguenze strutturali sui flussi globali del petrolio per gli anni a venire.