Espansione della raffinazione in America Latina: Dos Bocas in Messico e i progetti cubani
Il Messico avvia a pieno regime la raffineria Dos Bocas mentre Cuba lancia progetti di modernizzazione con il sostegno cinese, ridisegnando l'export di greggio verso l'Europa e l'Italia.
L'America Latina sta vivendo una stagione di rinnovato investimento nella raffinazione, con il Messico in prima linea attraverso il completamento della raffineria di Dos Bocas a Paraiso, nello stato di Tabasco. L'impianto, fortemente voluto dall'ex presidente Andres Manuel Lopez Obrador e portato avanti dall'attuale amministrazione Sheinbaum, ha raggiunto a maggio 2026 una capacita operativa di 340.000 barili al giorno, con un investimento finale lievitato a 19,6 miliardi di dollari rispetto ai 9 miliardi inizialmente preventivati.
Pemex, l'azienda di Stato messicana, punta a coprire entro fine anno il 92% della domanda interna di benzina e gasolio, riducendo drasticamente le importazioni dagli Stati Uniti che nel 2023 ammontavano a oltre 1,1 milioni di barili al giorno. L'obiettivo strategico e duplice: indipendenza energetica e creazione di valore lungo la filiera, con un risparmio stimato di 8 miliardi di dollari annui sulla bilancia commerciale. La sfida tecnica resta enorme: la raffineria ha sofferto problemi di start-up nel 2024 e nel 2025, con piu di una decina di shutdown non programmati.
Parallelamente, Cuba ha lanciato un piano di modernizzazione delle proprie tre raffinerie storiche (Cienfuegos, Santiago de Cuba e Nico Lopez a L'Avana), con un investimento di 1,8 miliardi di dollari finanziato da CNPC e Sinopec attraverso lo schema della Belt and Road Initiative. L'obiettivo e riportare la capacita complessiva cubana da 80.000 a 170.000 barili al giorno entro il 2028, riducendo la dipendenza dalle forniture venezuelane di prodotti raffinati, ormai erratiche per la crisi cronica di PDVSA.
Per l'Italia, queste dinamiche hanno implicazioni indirette ma rilevanti. Il Messico ridurra l'export di greggio Maya verso gli Stati Uniti (oggi 670.000 bpd), e parte di questi flussi sara reindirizzata verso l'Europa, in particolare verso le raffinerie spagnole (Repsol Cartagena) e italiane attrezzate per il greggio pesante. La raffineria di Sannazzaro de' Burgondi di Eni, dotata di unita coking di nuova generazione, potrebbe assorbire fino a 65.000 bpd di Maya, secondo stime di Reuters Eikon.
Eni mantiene una presenza storica in Messico: opera nel blocco offshore Area 1 nella baia di Campeche con una produzione di 13.500 bpd e ha siglato a febbraio 2026 un memorandum d'intesa con Pemex per la fornitura di tecnologia HVO destinata alla riconversione parziale della raffineria di Salina Cruz. L'accordo prevede investimenti italiani per 380 milioni di dollari nel triennio 2027-2029.
Sul fronte cubano, l'embargo statunitense limita la presenza europea, ma Eni ha mantenuto una piccola operativita nell'esplorazione onshore attraverso un accordo con Cupet datato 2010, con produzione attuale stimata in 7.200 bpd. Le tensioni geopolitiche e le sanzioni secondarie americane rendono pero sempre piu rischioso operare nell'isola, e gli investitori italiani si concentrano oggi prevalentemente sul Messico e sul Brasile come hub strategici latinoamericani per la propria espansione downstream.