Sanzioni sul greggio russo: lo sconto degli Urals si restringe, l'Asia consolida gli acquisti

Lo sconto del greggio Urals sul Brent scende a 11 dollari mentre India e Cina consolidano gli acquisti, lasciando l'Italia e l'Europa fuori dal mercato russo per il quarto anno consecutivo.

Il differenziale tra il greggio russo Urals e il Brent si e ridotto significativamente nei primi mesi del 2026, attestandosi attorno agli 11 dollari al barile contro i 28 dollari del picco del 2023. La compressione dello sconto e il risultato di un'efficace adattamento della macchina logistica russa alle sanzioni occidentali, attraverso l'uso massiccio della cosiddetta "flotta ombra" di petroliere e una crescente concentrazione delle vendite verso Cina e India.

Secondo i dati di Kpler e Vortexa, la Cina importa attualmente 2,1 milioni di barili al giorno di greggio russo (di cui 1,4 milioni via ESPO Blend dall'Estremo Oriente e 700.000 via Urals dai porti baltici e del Mar Nero), mentre l'India ne acquista circa 1,7 milioni di bpd, principalmente Urals destinato alle gigantesche raffinerie di Reliance a Jamnagar e di Indian Oil a Paradip. Insieme, i due Paesi assorbono oltre l'88% delle esportazioni marittime di Mosca.

Il prezzo medio di vendita dell'Urals nei primi cinque mesi 2026 e stato di 71,40 dollari al barile, superiore al price cap di 60 dollari imposto dal G7 nel 2022 e poi rivisto a 70 dollari nel 2024 e a 65 dollari nel 2025. Il meccanismo del cap risulta sempre piu difficile da applicare: secondo l'Istituto KSE di Kiev, oltre l'82% delle spedizioni Urals viene oggi trasportato da navi non assicurate presso i club europei P&I, rendendo il cap di fatto inefficace.

Per l'Italia, il dossier russo resta chiuso ormai dal 2022. Eni ha completamente dismesso le proprie attivita upstream in Russia, cedendo nel 2023 la quota residua nel progetto Blue Stream a Gazprom per 1 dollaro simbolico. L'ultimo carico di greggio russo verso una raffineria italiana e stato registrato a febbraio 2023 presso il porto di Trieste, e da allora il flusso e completamente azzerato. La raffineria ISAB di Priolo, ex controllata dalla russa Lukoil, e stata acquisita nel 2023 dal fondo cipriota G.O.I. Energy per 1,5 miliardi di euro, eliminando l'ultima sacca di dipendenza.

Il gas naturale segue una traiettoria simile: dal 40% del 2021, le importazioni italiane di gas russo sono crollate al 4% nel 2025, residue forniture via TurkStream attraverso intermediari. Snam ha completato il reverse flow del TAG e del Transitgas, e l'Italia oggi importa prevalentemente da Algeria (38%), Azerbaigian via TAP (16%), Norvegia (8%) e GNL spot (32%).

Tuttavia, la riduzione dello sconto Urals e la consolidata fornitura russa verso l'Asia hanno ricadute indirette sul mercato globale. I differenziali sui greggi medio-acidi mediorientali (Dubai, Oman, Murban) si sono allargati, penalizzando le raffinerie europee che competono per i barili Atlantic Basin e africani. Eni e Saras hanno reagito incrementando le forniture da Libia, Algeria e Kazakistan via CPC, ma la pressione sui margini di raffinazione resta significativa, in un mercato globale ormai strutturalmente diviso in due blocchi geopolitici e logistici sempre piu distinti.

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